Music

Tutto comincia dalla musica.

È qui che Vittorio Testa Pomarici trova il suo primo linguaggio: uno spazio in cui rigore e sensibilità possono convivere, tra ricerca ed emozione.

La sua attività di compositore nasce nel solco della musica classica contemporanea, ma guarda oltre i confini della “musica colta”. Le sue opere si rivolgono agli intenditori e, allo stesso tempo, a chi cerca nella composizione una musicalità capace di arrivare in modo diretto, anche attraverso le forme e le armonie del linguaggio tonale.

Biografia

Nato a Roma il 30/08/1976 inizia lo studio del pianoforte a 5 anni.
Presso il Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella consegue il diploma in Composizione sotto la guida del M. Enrico Renna ottenendo il massimo dei voti e la lode.

Nel 1997 scrive le musiche di scena per una pièce teatrale di Michele La Ginestra al Teatro Sette di Roma.
Nello stesso anno alcuni suoi lavori vengono eseguiti in occasione del XXV° Premio Scanno – Provincia de L’Aquila” e, nel 1998, durante la Manifestazione Culturale “Scanno Musica Estate

Frequenta nel 2002 il corso di perfezionamento su “Musiche per il cinema muto” tenuto dal M. Gunter Buchwald per il Goethe-Institut in collaborazione con l’Accademia delle Belle Arti e l’Università Federico II di Napoli.

Partecipa, nell’estate 2003, al corso di perfezionamento su “Composizione di musica per film” tenuto dal M. Luis Bacalov con la co-docenza per la regia del Dr. Emidio Greco all’Accademia Chigiana di Siena.

Nell’aprile del 2003 viene selezionato un suo lavoro per grande orchestra e coro dal titolo “La Bocca degli altri” dalla commissione giudicatrice della sezione What’s Next dell’associazione di musica contemporanea Nuova Consonanza di Roma.
Nello stesso anno scrive Chiarenza un lavoro per Clarinetto in Si bemolle e Pianoforte commissionatogli da Nuova Consonanza per il suo 40° Festival di musica contemporanea interpretata dal duo “Altamura-Bini” e svoltosi presso la sala concerti del Goethe-Institut di Roma nel dicembre 2003.

Nel 2004 collabora con la Bottega di composizione di Enrico Renna co-scrivendo le musiche per lo spettacolo teatrale per voce recitante e viola sola Lettera al padre di Franz Kafka che debutta il 23 aprile 2004 presso la libreria “Guida-Capua” a Palazzo Lanza di Trabia di Capua (Napoli), del quale sono state rappresentate svariate repliche in Campania.

Nello stesso anno collabora con l’Accademia delle Belle Arti ed il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli scrivendo il “Preludio” di apertura del laboratorio teatrale Senza Titolo, premessa in forma di concertazione scenica a: L’Universo Chiuso su testi di P.P. Pasolini – H.V. Hofmannsthal – P.C. De la Barca diretto da Vincenza Modica.

Nell’anno 2005 partecipa attivamente alla rivista interattiva altisuoni.org per la quale recensisce lavori di svariati autori ed interpreti.

Nel 2006 inizia una stretta collaborazione con il Pierrot Lunaire Ensemble Wien vincendo le selezioni per il progetto internazionale Labyrinthmaker grazie al quale la sua musica viene eseguita in molti paesi del mondo, fra i quali Brasile, Repubblica Ceca, Spagna, Usa, Inghilterra, Germania ed altri.

Nello stesso anno un altro suo lavoro, Mater Venti – 20 giorni di danza quartetto, verrà eseguito in prima esecuzione assoluta dall’ Ensemble “Dissonanzen durante la stagione dei Venerdì Musicali del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella di Napoli.

Lo stesso lavoro, in versione originale per orchestra d’archi, viene eseguito dall’ orchestra Sinfonietta Novecento diretta dal M. Nicoletta Conti all’interno del XXXIV “Sorrento Festival”, la cui direzione artistica viene firmata da Laura Valente.

Nel 2007 vince nuovamente la selezione per il secondo Labyrinthmaker che lo vedrà ospite in paesi quali America, Austria, Spagna, Polonia ed altri.

Nello stesso anno viene eseguita nuovamente in territorio italiano l’opera “Chiarenza“, composizione per clarinetto e pianoforte Interpretata questa volta dall’ Ensemble “Dissonanzen” – Stagione sinfonica e cameristica ’06 / ’07 della Sala Scarlatti – Napoli.

Fra il 2007 ed il 2009 si dedica alla musica applicata scrivendo per documentari quali Il Ring scomparso, pellicola storico/sportiva firmata dalla regia di Fabrizio Bancale e “Giappone per la regia di Chiara Cetorelli in onda nel programma Alle falde del Kilimangiaro su Rai3.

Nel 2008 vengono eseguiti il lavoro dedicato all’elettronica pura “Elettrotempo”; un lavoro per pianoforte solo “Preludio Op. 29”; i lavori per ensemble “Chiarenza” e

Mater Venti | 20 Giorni di Danza” al Pescara Fiera Festival RisonanzExpò.

Dal 2009 al 2013 collabora attivamente nella sezione radio della RAI – Radio Televisione Italiana con l’Archivio Storico della Canzone Napoletana per la direzione artistica di Paquito del Bosco.

Nel 2010, le sue composizioni “Preludio Op. 29” e “Improvvisazione su Tema Op.31 n°2” vengono eseguite all’interno della X Edizione del Festival del Cinema Indipendente di Foggia – Foggia (FG).

Nello stesso anno si dedica, oltre manica, alla scrittura della musica per l’installazione dell’artista Andrea Giulivi “G and other letters” al Central Saint Martins University of the Arts, Londra, Regno Unito.

Infine, il 12 e 13 marzo 2010 viene eseguito a Cagliari, dall’orchestra sinfonica del Teatro Lirico di Cagliari il suo ultimo lavoro per grande orchestra Sedicesimo di Centuria | con un lieve disagio in prima esecuzione assoluta, commissionato e scritto appositamente per il Teatro lirico, diretto magistralmente dal M. Aleksandr Vedernikov la cui voce recitante viene affidata al grande Omero Antonutti e successivamente editato dalla Casa Editrice Sonzogno di Milano.

Riconoscimenti alla Carriera: 

Nel 2012, Premio Speciale per la Musica | Fondazione Tanturri | XL Premio Scanno – Provincia de L’Aquila – Riccardo Tanturri” | Scanno.

Nel 2011, Premio Sezione “Compositori Emergenti” | “Euro-Mediterraneo” – IV Edizione | Piazza del Campidoglio | Roma.

Opere

N.B. Il campione audio qui realizzato è una riproduzione virtuale del lavoro. Si tratta di un organico molto ridotto rispetto a quello previsto in partitura e le voci soliste sono state campionate, così da poter dare un’idea, anche se vaga, del lavoro completo. Non è stato possibile quindi inserire il coro iniziale.

“La bocca degli altri” è un piccolo pezzo sinfonico che nasce alla fine del settembre 2000 dall’esigenza di raccontare tutti gli avvenimenti del world-gay-pride tenutosi nel giugno di quell’anno a Roma.

L’artista Rimase di fatto sorpreso dal grande interesse che questo evento scaturì nei Media, ma soprattutto molto colpito dalle parole forti che ebbe la chiesa e parte del mondo politico, tanto da indurlo a riflettere sul forte impatto che questi commenti avrebbero potuto avere sugli omosessuali.
Nacque così la voglia di scrivere un testo sarcastico con toni forti e, in alcuni momenti, grotteschi.

L’idea era quella di scioccare con affermazioni riportate su dizionari della lingua italiana dello scorso ventennio, con affermazioni realmente proferite in diversi ambiti della società e a diversi livelli… un deputato, un prete, un padre… tutto questo “condito” dal vociare incessante del popolo ignorante e bigotto e da un breve sommario della situazione legale e di tutela che vige oggi nel nostro paese per le coppie di fatto.

Il pezzo sinfonico si suddivide in cinque parti:

Si apre con un “alea controllata” dove tutta la forza sta nell’idea che il coro, iniziando a bisbigliare interloquendo l’uno con l’altro corista, sia il “compositore” esso stesso di frasi riportanti sdegno e disprezzo per la minoranza in questione…
Essendo questo un momento lasciato alla libera immaginazione del coro, le frasi racchiuderanno in sé tutta l’idea generale del lavoro… “la bocca degli altri” infatti si incarna nel coro, che si esprime con idee proprie… e né i coristi, né il direttore, né gli orchestrali, né il pubblico e tanto meno il compositore sapranno mai se quelle affermazioni saranno sarcastiche o meno… ed in ciò sta l’importanza dell’alea controllata.
Il bisbiglio diventa poi sempre più incalzante fino a generare confusione, e quando questa si va ridimensionando nuovamente verso il bisbiglio gli otto solisti iniziano a cantare l’interludio vocale a cappella a bocca aperta fin quando, al suo termine, inizia la musica.

La seconda parte è composta da una marcia funebre dove i commenti della massa vengono subito posti in primo piano e per tutta la durata della marcia, che si suddivide in esposizione e ripetizione della stessa, queste voci diventano sempre più incalzanti fino a generare confusione.

La terza parte è caratterizzata invece dall’eliminazione degli strumenti che lasciano il posto ad un tappeto di percussioni sul quale si espongono i “temi”, cioè quelle frasi, appunto, che sorreggono tutta la struttura del testo.

Nella quarta parte invece sono le voci a prendere tutta la scena, per la seconda volta, infatti, si presenta l’interludio vocale a cappella dove però questa volta è tutto il coro a cantare ed a bocca serrata, proprio a simboleggiare l’accettazione della minoranza in questione con la cessazione di commenti offensivi e gratuiti.

Nella quinta ed ultima parte vi è la ripresa del tema musicale ma con ritmica a mo’ di Bolero, anch’essa a simboleggiare la fine della condanna (caratterizzata nella prima parte dalla marcia funebre) e la speranza di un mondo con meno tabù.

Questo lavoro per Pianoforte nasce come improvvisazione su tema divenuto poi un lavoro a sé stante e facente parte di un numero di due improvvisi.
La sua caratterizzazione è proprio quella dell’improvvisazione dove, se pur partendo da una tonalità d’impianto, l’improvvisazione stessa porta verso i passaggi tonali più disparati come anche a sovrapposizioni tonali.
Il carattere globale è romantico e malinconico.
L’improvviso dal punto di vista formale presenta, soprattutto nella parte centrale, cenni di minimalismo.

Secondo dei due improvvisi Op. 31.
Questo lavoro, che, come l’altro, era nato da un’improvvisazione su tema, non è mai stato trascritto come opera finita ma è rimasto, appunto, un’improvvisazione.
Meno tonale del secondo, questo improvviso si basa su un breve incipit melodico, il quale si presta molto ad essere elaborato.

“Chiarenza” per Clarinetto in Si bemolle e Pianoforte è un lavoro scritto nel 2003 su commissione dell’associazione musicale “Nuova Consonanza” di Roma in occasione del 40° festival di musica contemporanea.

L’idea compositiva nasce da una serie dodecafonica.

Pur non sviluppandosi in modo dodecafonico il lavoro ne conserva alcune caratteristiche essenziali quali quelle contrappuntistiche di lavorazione inversa e retrograda del tema come anche quelle ritmiche determinate dalla scarsa staticità cellulare.

La germinazione degli altri temi e la loro lavorazione, invece, vengono sviluppati in modo atonale senza tener conto delle regole della dodecafonia.

Il carattere del lavoro ricorda lontanamente una danza pur se aspra e lontana e può essere suddiviso in A,B,A dove B rappresenta un momento di rottura anche dal punto di vista ritmico dilatandosi e dissolvendosi notevolmente rispetto all’esposizione e alla ripresa.

Di immediata percezione risulta l’impiego del cromatismo come anche l’uso dello staccato, contribuendo così all’aspetto scherzoso del lavoro

N.B. Il file audio è la presa diretta di una Replica teatrale del 28/04/2004 all’Associazione Culturale Timbuctu, San Leuco, CE

Dario Massimo | Voce recitante
Carmine Matino | Viola

La vicenda esistenziale di Frantz Kafka tracciata attraverso la Lettera al padre ed altri scritti, col contrappunto interiore della viola sola, in un gioco di rimandi tra reticolo narrativo e comunicazione profonda dei suoni.

Questo lavoro è stato scritto su commissione dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli in occasione della rappresentazione teatrale per la regia di Vincenza Modica in collaborazione con la cattedra di scenografia del Prof. Lo Priore nell’aprile del 2004.

Il pezzo nasce sulla griglia del preludio n. 4 di F. Chopin.

La ovvia differenza sostanziale fra i due è nell’uso tonale del materiale.
Nell’Op. 29 l’uso del cromatismo è il perno dell’intero lavoro.
Infatti, si può notare come il movimento accordale della mano sinistra procede sempre per semitoni fino alla parte centrale (B di A-B-A) mentre il movimento melodico della mano destra segue volutamente in modo ossessivo i movimenti degli accordi.

Il preludio termina infine con l’incipit iniziale come un richiamo di ciclicità.

Gingle commissionato per “l’arrivo sul palco degli ospiti” dall’Associazione Culturale napoletana “Napoli Cultural Classic”.
Un’esplosione orchestrale pomposa ed a tratti ironica per non volersi prendere mai troppo sul serio, nell’ambiente della musica colta.

Versione originale per orchestra d’archi

“Mater Venti” è un lavoro per orchestra d’archi il cui concepimento strutturale si presenta in maniera molto rigorosa sia nella sua struttura architettonica sia per quanto riguarda la sua macrostruttura armonica.

Possiamo notare infatti che la struttura tripartita (A, B, A) viene concepita a piramide rovesciata riproponendosi al suo interno sempre con la ripetizione della forma o bipartita (A, B) o con quella originaria tripartita (A, B, A).

Anche la struttura armonica in questo lavoro è molto rigorosa.
Pur non trattandosi infatti di un lavoro tonale la sua struttura fonda i suoi pilastri sulla tonica “Mi” con il quale inizia il lavoro di Petrassi per portarsi sulla sua rispettiva dominante “Si” in ogni suo livello strutturale dal grafico indicato.

Trascrizione per quartetto d’archi

Trascrizione da Orchestra d’Archi per Flauto, Violino, Violoncello e Pianoforte in occasione del Concerto di Dissonanzen Ensemble del 7 aprile 2006 all’interno della stagione sinfonica e cameristica dei “Venerdì Musicali” del Conservatorio Statale di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli.

Approfondimento

“Mater Venti” è una danza, generata dalle prime 6 battute del secondo concerto di Goffredo Petrassi, dal quale, pur prendendone forte spunto, rimane poco contaminata dalla atmosfera iniziale, discostandosi appunto, verso una danza solo apparentemente tonale.
Il motivo della danza, comunque, altro non è che la testa del tema petrassiano modificato ritmicamente ed accelerato.

Questo “esercizio” contrappuntistico di una branca molto specifica della musica elettronica, ovvero l’area in cui l’aspetto romantico e descrittivo si fonde con sonorità aspre ed algide come quelle generate da un computer e da meri calcoli matematici di vibrazioni numeriche, rappresenta un istante, un brevissimo istante nel quale il cuore ha un sussulto, un battito, un emozione, un fugace momento che poi passa per ritornare al suo incessante e costante lavoro vitale.

Elettrotempo è un lavoro di musica elettronica.
Lavorato con lo strumento “evoluzioni” di sintesi additiva e sottrattiva questo brano vede protagonista la voce umana elaborata con varie tecniche elettroniche di manipolazione delle onde sonore.
Il quadro immaginario è quello dell’immersione di un sommergibile nel tempo ideale di 1 minuto, nel quale tutto il mondo sonoro attorno ad esso cambia in base al cambiare stesso della percezione prima aerea e poi acquatica.
Il basso albertino, al centro del lavoro, vuole sottolineare la profonda distanza fra la musica antica e quella elettronica contemporanea.

Sultana è un pezzo orchestrale che nasce da un’attenta analisi del materiale dodecafonico tratto dal primo concerto di Goffredo Petrassi dal quale ne ha carpito due fondamentali aspetti: la ritmica e la melodia, pur non essendo per nulla riconoscibile il modello originale.
Il suo titolo, per un immediato richiamo melodico di ispirazione orientale, vuole anche ricordare il disastro che nel 27 aprile 1865 vide il piroscafo “Sultana” affondare inesorabilmente nel Mississippi a causa di un incendio portando con sé negli abissi 1700 persone.

Etimologia del titolo

Il nome di questo lavoro sinfonico per grande organico è “4 74 New York”.
Questo nome ha, come in molti dei lavori dell’artista, più significati, spesso dissimili fra loro.

“For seventhyfour” è una delle possibili letture di questo titolo nella lingua madre della città di New York, alla quale viene dedicato simbolicamente il lavoro pur senza aver attribuito alla stesura un significato romantico e pedissequo della metropoli americana che poco rispecchia il modo di scrivere del M° Testa.

Questo primo significato riguarda il numero della massa orchestrale: 73 strumentisti più il direttore d’orchestra, il 74esimo, figura essenziale e determinate nella buona esecuzione di un lavoro di tale massa.

Il secondo significato riguarda invece un simbolico incrocio, quello fra la 4°ave e la 74°str, simbolico visto che nell’isola di Manhattan l’unica avenue mancante nella numerazione è proprio la 4°ave.

Analisi formale generale

Il lavoro si presenta nella sua macro-forma in 2 tempi: il giorno e la notte.
Il materiale assegnato per questo lavoro riguardava 4 suoni: DO, DO#, SOL, LA.

Il criterio di elaborazione di questo materiale è stato effettuato in forma sottrattiva o negativa; ovvero nel primo tempo, il giorno, tutto il lavoro si è svolto in assenza del materiale tematico per rivelarsi poi, fondamentale, nel secondo tempo, la notte, dove per tutta la durata dello sviluppo la ritmica pulsante è basata sulle quattro note del tema assegnato.

Importante caratteristica di tutto il lavoro è che il totale cromatico dei rispettivi
Tempi, e cioè le otto note nel primo e le 4 mancanti utilizzate nel secondo, saranno le protagoniste di un movimento ritmico percussivo che genererà il “tappeto” di tutto il lavoro, inteso anche come elemento in comune fra i due tempi.

Documentario televisivo per Sky Italia e firmato dalla regia di Fabrizio Bancale riguardo alla box in Italia e nel mondo.

Il lavoro si presenta in diversi temi, caratterizzati dalle sfumature dei timbri di diversi strumenti, uniti da un filo conduttore comune che potremmo collocare a cavallo fra ritmica e melodia.

Opera per grande orchestra e voce recitante commissionata dal Teatro Lirico di Cagliari per la Stagione Sinfonica ’09/’10.



Il lavoro è scritto sul testo di Giorgio Manganelli “Centuria – cento piccoli romanzi fiume” edito da Adelphi Editore.



Le vicende enigmatiche del Signore vestito di lino, attraverso mille interrogativi, ci conducono verso una realtà sconcertante. 
Una narrazione ai confini fra onirismo e drammaticità in cui l’ascoltatore rimane inevitabilmente catturato fra quegli ambiti della mente che potremmo chiamare di “ragione” e di “sentimento”.


L’Orchestra è quella del Teatro Lirico di Cagliari, il Direttore d’Orchestra Alexander Vedernikov mentre la voce recitante è affidata ad Omero Antonutti.



“Sedicesimo di Centuria – …con un lieve disagio” è inoltre pubblicato dalla Casa Musicale Sonzogno Editore di Milano